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Antenatal Care2026-02-26T15:43:23+01:00
Fabiana Stacciolistacciolifabiana@gmail.com; Università di Roma, Tor Vergata

Studio retrospettivo sulla fragilità materna: associazione tra i fattori di rischio psicosociali e gli esiti sul percorso nascita

Introduzione: La salute perinatale è un argomento di crescente preoccupazione internazionale. Due rapporti successivi sulla salute perinatale hanno concluso che all’interno dei paesi europei esistono impressionanti disuguaglianze negli esiti perinatali
La vulnerabilità psicosociale in gravidanza è stata descritta come una condizione determinata dall’interazione tra fattori fisici, psicologici e sociali, aggravata dall’assenza di supporto o da capacità di coping insufficienti.
La letteratura scientifica evidenzia come la vulnerabilità in gravidanza sia associata a un aumentato rischio di mortalità e morbilità materna e perinatale. L’obiettivo generale dell’elaborato è valutare se e come la presenza di fattori psicosociali in gravidanza impatta sugli esiti perinatali e postnatali.
Materiali e metodi:
È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo su un campione di 111 donne. È stato utilizzato un questionario di 76 domande di cui 36 relative al questionario validato KINDEX (screening prenatale dei rischi psicosociali per uno sviluppo sano della donna in gravidanza), che ha permesso di raccogliere informazioni sui fattori psicosociali in gravidanza, gli esiti ostetrici e sullo stato di benessere della donna nel post-partum. I dati sono stati analizzati mediante statistica descrittiva e bivariata (ANOVA), mentre le risposte aperte sono state esplorate tramite analisi qualitativa con costruzione di una word cloud per l’identificazione dei temi principali.
Risultati:
Il campione era composto da 111 donne con un’età media di 32,7 anni, prevalentemente di cittadinanza italiana (95%). Il 68,5% delle partecipanti presentava un punteggio KINDEX basso (<8), mentre il 31,5% rientrava nei livelli medio-alti di vulnerabilità psicosociale. Dall’analisi bivariata (ANOVA) è emerso che i punteggi KINDEX più elevati, ovvero un medio/alto livello di vulnerabilità delle donne, sono associati allo stato civile (p=0,015), alle complicanze ostetriche e alla modalità del parto (p=0,029). L’analisi qualitativa derivante dall’unica domanda aperta nel questionario ha evidenziato sette temi principali, supporto psicologico ed emotivo, assistenza ostetrica, sostegno pratico nella quotidianità, presenza e sostegno del partner, supporto familiare e sociale, sostegno economico e organizzativo e nessun bisogno percepito. I risultati suggeriscono che la presenza di fattori psicosociali in gravidanza è associata a una maggiore vulnerabilità materna e a esiti perinatali più complessi, in linea con le evidenze scientifiche presenti in letteratura.
Discussioni:
I risultati confermano che la vulnerabilità psicosociale rappresenta un importante determinante della salute materno-infantile. I fattori di rischio psicosociale influenzano la qualità del percorso nascita e gli esiti ostetrici, evidenziando la necessità di un approccio assistenziale integrato che includa lo screening sistematico dei fattori di rischio.
Conclusioni: Lo studio conferma l’importanza dei fattori psicosociali come determinanti della salute materno-infantile. Questi risultati sottolineano la necessità di introdurre uno screening precoce e sistematico dei fattori di rischio psicosociali all’interno del percorso nascita, al fine di favorire interventi tempestivi e migliorare gli esiti materni e neonatali.

Simona Di Costanzosimonadicostanzo7@gmail.com; Università di Roma, Tor Vergata

La conoscenza delle donne in gravidanza sulla tecnica di rivolgimento per manovre esterne (RME) in presentazione podalica

Introduzione: La presentazione podalica costituisce la più frequente malpresentazione fetale a termine di gravidanza e si associa a un aumento significativo della morbilità perinatale e materna. Tra le strategie raccomandate per la gestione di tale condizione, il rivolgimento manuale per manovre esterne (RME) rappresenta un intervento efficace, sebbene in Italia risulti ancora scarsamente applicato. Il presente studio si propone di esplorare le conoscenze e le percezioni delle donne italiane riguardo al RME nei casi di presentazione podalica a termine di gravidanza, con l’obiettivo di identificare eventuali barriere all’adozione della procedura e promuovere una maggiore condivisione decisionale nella pratica clinica.
Materiali e metodi: È stato condotto uno studio quantitativo osservazionale e i dati sono stati raccolti tramite la somministrazione di un questionario online a donne italiane in stato di gravidanza. Lo strumento di raccolta dati, sviluppato a partire da quello utilizzato da Raynes-Greenow et al. (2004), indagava le conoscenze e le opinioni delle donne riguardo a presentazione podalica, RME e modalità di parto, prima e dopo la somministrazione di un’informativa sul tema. La percezione della sicurezza del RME è stata misurata mediante una scala Likert a cinque punti. La raccolta dati è avvenuta tra marzo e maggio 2025 tramite social media, e l’analisi è stata condotta con software EpiInfo.
Risultati: Lo studio ha coinvolto 204 gestanti italiane, con età compresa tra 20 e 44 anni (M = 33,2; DS = 4,7), distribuite su varie Regioni del Paese e con prevalenza di titoli di studio elevati. L’86,2% del campione era già a conoscenza della tecnica di Rivolgimento per Manovre Esterne (RME), e spesso la fonte delle informazioni possedute non era rappresentata dal personale sanitario, bensì da materiale informativo (25,91%) o conoscenze personali (“amiche/ci”, 19,69%). Anche in seguito alla lettura dell’informativa, solamente il 36,7% delle partecipanti si dichiarava disposta a sottoporsi a RME in caso di presentazione podalica a 36 settimane di età gestazionale, mentre il 22,06% riferiva incertezza. Il rifiuto delle restanti partecipanti riguardava principalmente la sicurezza per il feto, l’efficacia della procedura e l’assenza di garanzie sul parto vaginale.
Discussioni e conclusioni: Lo studio ha evidenziato forti esitazioni delle donne nel ritenere la procedura di RME sicura per la salute materna e fetale. Le informazioni sul RME erano spesso acquisite dalle partecipanti da fonti non formali, suggerendo una conoscenza potenzialmente frammentaria della tematica. Si evidenzia pertanto la necessità di un maggiore coinvolgimento del personale sanitario, in particolare dell’ostetrica, nell’attività informativa e di counselling, con un approccio comunicativo personalizzato e basato sulla fiducia. La ricerca futura dovrebbe inoltre esplorare le attitudini degli operatori sanitari nei confronti del RME.

Letizia Nocelliletizia.nocelli@studenti.unimi.it; Università degli studi di Milano

I biomarcatori nello screening della preeclampsia: il Placental Growth Factor

La pre-eclampsia (PE) è una sindrome definita, a partire dalle 20 settimane gestazionali, da ipertensione associata a proteinuria, danno d’organo materno o disfunzione utero placentare che complica il 2-8% di tutte le gravidanze e che risulta fatale per 76.000 donne e 500.000 bambini ogni anno nel mondo.La PE causa effetti avversi nella madre e nel feto, sia a breve che a lungo termine se non trattata tempestivamente ed efficacemente. Per questa ragione risultano indispensabili, in un’ottica di salvaguardia della salute pubblica, uno screening affidabile e una profilassi efficace che consentano di prevedere e prevenire la PE. Le evidenze dimostrano che il triplo test proposto come screening della PE dalla Fetal Medicine Foundation (FMF), associato all’assunzione profilattica di aspirina a basse dosi prima delle 16 e fino alle 36 settimane gestazionali per le donne ad alto rischio, riduce del 62% l’impatto della PE pretermine.
Scopo di questo elaborato è dimostrare, attraverso uno studio sperimentale retrospettivo condotto su un campione di 454 donne, l’efficacia del FMF triplo test come metodo di screening precoce della PE, il ruolo del Fattore di Crescita Placentare (PlGF) all’interno dello screening e la sua superiorità rispetto agli altri biomarcatori.
Ai fini della ricerca sono state considerate tutte le donne che hanno eseguito lo screening per la PE in un’epoca gestazionale compresa fra le 11+0 e le 13+6 settimane, nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 6 novembre 2024, presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, padiglione Mangiagalli. I dati sono stati reperiti tramite l’utilizzo degli applicativi “ASTRAIA”, contenente al suo interno l’algoritmo ufficiale messo a disposizione dalla FMF, “ACCEWEB” e “CARTELLA CLINICA”, per l’analisi del decorso clinico di ciascuna donna al fine di mettere in relazione l’esito dello screening con l’assunzione o meno della profilassi con aspirina a basse dosi e lo sviluppo o meno di PE prima delle 37 settimane gestazionali. Sono state considerate ad alto rischio di sviluppare PE le donne con un rischio superiore a 1:150, queste hanno assunto l’aspirina secondo prescrizione alla dose di 150 mg/die.
Risultati: dei 454 soggetti valutati,149 si sono rilevati inutilizzabili per gemellarità, interruzione di gravidanza (spontanea o volontaria), esecuzione del prelievo ematico al di fuori dell’epoca gestazionale idonea per lo screening, indisponibilità degli esiti del decorso clinico o indisponibilità di dati fondamentali per l’applicazione del modello FMF triplo test. Lo studio è stato pertanto condotto su 305 casi arruolati. Di queste 305 donne, 24 (7,9%) sono risultate ad alto rischio e le restanti 281 (92,1%) no. Delle 24 donne ad alto rischio, 4 (20%) hanno sviluppato PE e 20 (80%) hanno concluso la gravidanza senza sviluppare PE. Delle 281 donne risultate a basso rischio, 1 (0,3%) ha sviluppato PE puerperale, tipologia di PE non prevedibile attraverso lo screening della FMF e, pertanto, non rilevante ai fini della ricerca. Delle 4 donne positive allo screening che hanno sviluppato PE, 3 hanno sviluppato la patologia prima delle 37 settimane e hanno partorito un neonato pretermine e 1 si è ammalata dopo le 37 settimane, partorendo un neonato a termine. La prestazione del FMF triplo test si è confermata pienamente soddisfacente, confermando indirettamente il ruolo del PlGF come marcatore biochimico in grado di aumentare la sensibilità del test di screening della PE che, nella nostra casistica necessariamente limitata nel tempo e nella numerosità, è risultata del 100% in quanto tutte le PE manifestatasi nel follow-up delle donne sottoposte a screening nel primo trimestre, sono state identificate dal test.

Riccardo ZermianUniversità degli studi di Milano

L’esclusione dell’ecografia ostetrica del terzo trimestre dai LEA del SSN, è stata una buona idea?

This study analyzes the impact of the exclusion of the third-trimester obstetric ultrasound from the Essential Levels of Care (LEA) of the Italian National Health Service (SSN), which occurred through the D.P.C.M. of January 12th, 2017.
The research is based on a retrospective analysis of 726 low-risk pregnancies (BRO) assisted at the ASST Santi Paolo e Carlo Hospital in Milan between 2023 and 2024.
The women were divided into two groups: those who underwent the third-trimester ultrasound (Group YES) and those who did not (Group NO). Seven parameters were analyzed: timing of the last ultrasound during pregnancy, Apgar score at one minute, birth weight, fetal presentation, unexpected single umbilical artery, unexpected fetal anomalies, and late-onset quantitative anomalies of amniotic fluid.
The analysis shows that, despite its exclusion from the LEA, about 95% of pregnancies still include the third-trimester ultrasound, either upon medical indication or by maternal choice.
Results indicate that women in the Group YES achieved better neonatal outcomes, with a lower incidence of low Apgar scores, low birth weight, and abnormal fetal presentations. Moreover, performing the ultrasound proved useful in identifying late fetal anomalies, single umbilical artery, and amniotic fluid abnormalities, enabling a safer management of labor and delivery.
The conclusions highlight that the exclusion of the third-trimester ultrasound from the LEA lacks scientific justification, as its execution improves diagnostic accuracy, reduces neonatal risks, and holds significant emotional and psychological value for expectant mothers.