Strumenti e strategie per la preparedness e la protezione, promozione e sostegno dell’alimentazione infantile durante le emergenze: l’esperienza del Comune di Montecompatri
Introduzione: Ogni anno, crisi umanitarie mettono a rischio la salute di milioni di neonati/e e bambini/e piccoli/e, rendendo l’alimentazione infantile una delle sfide più urgenti nelle emergenze. Sebbene esistano numerose Linee Guida, la loro applicazione a livello locale è spesso frammentaria o inesistente. L’obiettivo della tesi è stato descrivere il processo che ha portato all’inclusione di una scheda operativa per la protezione, promozione e sostegno dell’alimentazione infantile nelle emergenze (AINE) nel Piano di Emergenza Comunale (PEC) di Montecompatri, evidenziando il ruolo della preparedness e della formazione come strumenti essenziali per promuovere modelli efficaci e replicabili nella gestione delle emergenze.
Materiali e metodi: La tesi si basa su un’analisi qualitativa della letteratura scientifica e dei principali documenti di OMS, UNICEF, ENN e ISS, oltre a schede e PEC locali. L’aggiornamento della scheda AINE è stato validato da Istituzioni ed esperti/e e arricchito dal confronto con associazioni e figure tecnico-amministrative. La partecipazione alla simulazione di un terremoto a Palestrina (29-30 marzo 2025) ha permesso di applicare i concetti studiati.
Risultati: A dicembre 2024 è stata approvata la nuova scheda AINE, inserita nel PEC di Monte Compatri per garantire un’alimentazione sicura ai bambini/e durante le emergenze. La sua applicazione, però, richiede la formazione mirata di personale sanitario, tecnico e volontario. A marzo 2025, durante una simulazione di terremoto a Palestrina, ostetriche e ricercatrici hanno tenuto una sessione di formazione sull’AINE per il personale volontario della protezione civile. Un gruppo di 30 soccorritori/soccorritrici e volontari/e ha ricevuto una formazione mirata, migliorando le conoscenze di base sull’AINE e sulla gestione etica delle donazioni di sostituti del latte materno.
Questo percorso ha favorito la diffusione di buone pratiche e un miglioramento concreto della risposta locale.
Conclusioni: Creare consapevolezza è stato l’obiettivo principale: garantire un’alimentazione sicura per neonati/e e bambini/e nelle emergenze è un imperativo di salute pubblica. La vulnerabilità di questi gruppi richiede strategie concrete e preventive. L’inserimento della scheda AINE nel PEC di Monte Compatri ha rappresentato solo l’inizio di un percorso che necessita aggiornamenti e impegno costante, con l’auspicio che diventi modello replicabile per costruire un sistema di emergenza più resiliente.
L’esperienza di accesso alle cure ostetriche per le donne migranti dell’Africa subsahariana. Uno studio qualitativo tra Italia e Francia
Introduzione: La letteratura evidenzia come le donne migranti siano maggiormente esposte a esiti ostetrici e perinatali avversi. La femminilizzazione dei flussi migratori ha fatto emergere con urgenza il tema della salute riproduttiva nella migrazione, che intreccia diritti fondamentali, relazioni di genere, differenze culturali e rappresentazioni sociali. Secondo l’OMS (2022), la migrazione, soprattutto se per vie considerate irregolari, costituisce un determinante di rischio per la salute, esso è amplificato dalle condizioni di marginalità e vulnerabilità che spesso segnano l’esperienza migratoria. In questo quadro, il presente studio qualitativo, condotto tra Italia e Francia, mette al centro il punto di vista delle donne provenienti dall’Africa subsahariana, con l’obiettivo di produrre conoscenze utili a migliorare la pratica clinica e promuovere un’assistenza sanitaria più equa e culturalmente sensibile.
Metodologia: È stata condotta una revisione della letteratura sulle migrazioni femminili lungo la rotta del Mediterraneo per identificare i principali fattori di rischio per quanto riguarda la salute riproduttiva. Successivamente sono state realizzate 11 interviste qualitative semistrutturate a 10 donne cisgender e un uomo transgender, provenienti da Nigeria (8), Senegal (2) e Mali (1); al momento dell’intervista 6 risiedevano in Francia e 5 in Italia. I colloqui, della durata tra 40 minuti e 2 ore, sono stati condotti in italiano, francese e inglese, tradotti e in seguito classificati tramite un codice basato sulle iniziali del nome, del paese d’origine e del luogo dell’intervista. La traccia prevedeva 16 domande su esperienza migratoria, cultura e accesso ai servizi sanitari. Le interviste sono state analizzate all’interno del framework della “giustizia riproduttiva”, utilizzando una prospettiva intersezionale per leggere la complessità delle esperienze delle donne migranti e i sistemi di dominazione strutturale che spesso si riflettono anche nell’assistenza sanitaria.
Risultati: Il viaggio e le condizioni di marginalizzazione aumentano la vulnerabilità delle donne migranti alla malattia e alla morte prematura (Gilmore, 2007), il concetto di “necropolitiche” (Mbembe, 2003) si applica in modo magistrale ai vissuti riproduttivi delle migranti con documenti precari. Risultati comuni tra Italia e Francia evidenziano la complessità delle esperienze delle donne, con tematiche centrali quali razzismo ostetrico, limitata libertà di scelta, barriere strutturali e carenza di risorse di violenza, isolamento, difficoltà comunicative e ostacoli logistici, insieme a un maggior rischio di patologie materno-infantili e problemi di salute mentale, aumentano ulteriormente la vulnerabilità delle donne migranti.
Conclusioni: L’esperienza migratoria aumenta il rischio di eventi stressogeni e di esiti negativi per la salute sessuale e riproduttiva delle donne migranti dell’Africa subsahariana. Dall’analisi qualitativa delle interviste emergono tre aree principali: esperienze, difficoltà incontrate e strategie/risorse. Dai dati raccolti, la figura dell’ostetrica si conferma centrale nella presa in carico delle donne, offrendo supporto continuo, orientamento personalizzato, attenzione olistica e valorizzazione delle risorse endogene della paziente. Modelli a conduzione ostetrica e servizi territoriali coordinati, con équipe multidisciplinari formate all’assistenza transculturale, risultano fondamentali per garantire un accesso alle cure equo ed efficace, migliorare l’assistenza ostetrica e promuovere l’empowerment e l’autodeterminazione di questa popolazione vulnerabilizzata.
Progetto di fattibilità per l’implementazione di un ambulatorio dedicato alla salute pelvica per le donne in carcere
Introduzione: Il presente elaborato esplora la possibilità di offrire un servizio ostetrico continuativo per la tutela della salute perineale delle donne detenute nella Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna. La salute perineale, fondamentale per il benessere della donna, è spesso trascurata in ambito penitenziario, dove l’accesso alle cure è limitato da vincoli ambientali, organizzativi e psicologici.
Background: La detenzione, come emerge dallo studio, può favorire o peggiorare disfunzioni pelviche, anche a causa dello stress, sedentarietà e traumi pregressi che comporta. Dal 2022 è attivo un ambulatorio ostetrico in struttura, seppur con risorse ridotte.
Materiali e Metodi: Il progetto, avviato a maggio 2024, ha coinvolto donne con sintomi come incontinenza, dolore cronico e disfunzioni sessuali. Sono stati realizzati colloqui, valutazioni ostetriche, esercizi e counselling, con il supporto di ostetriche esperte. È stato fondamentale il confronto con il modello del Consultorio Roncati di Bologna, centro di riferimento nella riabilitazione perineale.
Risultati e Conclusioni: Le detenute hanno mostrato crescente partecipazione, favorita dalla continuità dell’equipe ostetrica e da strumenti come i percorsi individualizzati, il materiale informativo semplificato e gli incontri di gruppo. L’ambulatorio si è rivelato anche uno spazio relazionale protetto, dove le donne hanno potuto esprimere vissuti, emozioni e difficoltà. Il progetto evidenzia l’importanza di un approccio ostetrico integrato che dovrà continuare ad essere coltivato nel contesto detentivo. La cura del pavimento pelvico si dimostra un mezzo concreto per la promozione della salute, la prevenzione e l’empowerment delle donne detenute.
Educazione all’affettività e alla sessualità: Indagine conoscitiva sull’esperienza, le opinioni e i bisogni formativi delle ostetriche
Introduzione: L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria nelle scuole. Questo ha portato a una scarsa conoscenza dei metodi contraccettivi, difficoltà di accesso ai servizi sanitari e all’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) tra i/le giovani. Le linee guida UNESCO propongono la Comprehensive Sexuality Education (CSE), un approccio olistico che integra aspetti affettivi, relazionali e di salute sessuale. Tuttavia, il ruolo delle ostetriche in questo ambito è ancora poco esplorato. Questo studio descrive le esperienze e opinioni delle ostetriche, in relazione all’educazione sessuale nelle scuole.
Metodi: È stato condotto uno studio cross-sectional tramite un questionario online distribuito tra maggio e agosto 2024. Il campione comprendeva 254 ostetriche e il questionario è stato suddiviso in tre sezioni: dati socio-demografici, esperienze professionali e opinioni personali sul tema.
Risultati: Il 70,08% delle ostetriche non ha mai partecipato a interventi di educazione sessuale nelle scuole, ma il 71,26% ha utilizzato le proprie conoscenze nel lavoro. L’89,76% desidera una formazione specifica su sessualità, affettività e comunicazione con i giovani. L’87% non conosce il modello di Comprehensive Sexuality Education (CSE), ma l’81,4% dichiara di essere interessato a formarsi. L’82,28% considera l’ostetrica la figura adatta a trattare questi temi, sebbene molte dichiarano un’insufficiente formazione universitaria ricevuta.
Conclusione: L’ostetrica può essere una figura chiave nell’educazione alla sessualità e affettività, ma bisogna investire sulla sua formazione. Allo stesso tempo integrare l’educazione sessuale nelle scuole è fondamentale per promuovere consapevolezza tra i giovani, contrastando le disinformazioni.