Care During Labour and Birth

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Care During Labour and Birth2026-06-23T15:38:42+02:00
Giulia MenicaUniversità di Genova

L’assistenza al parto da parte del personale 118: il ruolo dell’ostetrica nella trasmissione delle competenze appropriate

Introduzione: l’assistenza al parto inaspettato in contesto extraospedaliero rappresenta un evento raro ma complesso per il personale del sistema di emergenza territoriale 118, che spesso si trova ad affrontare situazioni critiche senza una preparazione ostetrica specifica.
Lo studio si propone di valutare l’efficacia di un intervento formativo condotto da un’ostetrica – figura professionale particolarmente indicata grazie alla sua preparazione specifica – volto a migliorare le competenze teoriche, pratiche e comunicative dei soccorritori nella gestione del parto inaspettato e dell’assistenza al neonato.
Materiali e metodi: L’indagine, di tipo sperimentale, con misurazioni pre e post-intervento, ha coinvolto 104 soccorritori certificati, di cui 63 presenti al follow-up. Il percorso formativo comprendeva lezioni teoriche e simulazioni pratiche con manichini ostetrici e neonatali.
Risultati: la valutazione, effettuata tramite questionari di autovalutazione, checklist osservazionali e una “after action review” ha evidenziato un miglioramento complessivo in oltre l’80% dei partecipanti, in particolare nella sicurezza percepita, nella gestione del secondamento e nella comunicazione efficace con la partoriente.
Conclusione: la formazione condotta dall’ostetrica si è rivelata efficace nel rafforzare la preparazione del personale 118 e nel promuovere un approccio multidisciplinare centrato sulla donna, fondamentale per garantire sicurezza clinica e qualità dell’esperienza di nascita anche in situazioni di emergenza.

Giulia PropettoUniversità di Udine

Il contatto pelle a pelle precoce nei neonati late preterm: uno studio osservazionale retrospettivo

Introduzione: Il contatto pelle a pelle precoce tra madre e neonato rappresenta una pratica di salute basata su evidenze scientifiche, capace di favorire la stabilità fisiologica, il legame affettivo e l’avvio dell’allattamento. Nei neonati Late Preterm (nati tra 34+0 e 36+6 settimane di gestazione), tuttavia, tale pratica risulta meno diffusa, nonostante il loro rischio aumentato di ipotermia, ipoglicemia e difficoltà di adattamento postnatale.
Obiettivo: Analizzare la frequenza di realizzazione del contatto pelle a pelle precoce nei neonati Late Preterm nati da parto vaginale presso la S.O.C. di Neonatologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, valutando l’associazione tra la pratica e gli esiti neonatali precoci (temperatura, glicemia a 2 ore di vita, tipo di alimentazione alla dimissione e necessità di trasferimento in TIN).
Materiali e Metodi: Studio osservazionale retrospettivo condotto su neonati Late Preterm nati da parto vaginale nel periodo considerato. Sono stati raccolti dati clinici da cartelle neonatali e registri di reparto, analizzando variabili descrittive (età gestazionale, peso alla nascita, sesso), indipendenti (presenza o assenza del contatto pelle a pelle) e dipendenti (temperatura e glicemia a 2 ore, modalità di
alimentazione, ricovero in TIN).
Risultati: Il contatto pelle a pelle è stato effettuato in una percentuale limitata di casi, prevalentemente nei neonati con buone condizioni alla nascita. I neonati che hanno sperimentato lo skin-to-skin hanno mostrato valori medi di temperatura e glicemia più stabili, un maggior tasso di allattamento esclusivo alla dimissione e una minore necessità di trasferimento in terapia intensiva rispetto a quelli che non lo hanno praticato.
Discussione: I risultati confermano i benefici del contatto pelle a pelle anche nei Late Preterm, suggerendo che la sua implementazione sistematica possa rappresentare un intervento semplice e sicuro per migliorare gli esiti neonatali e rafforzare la relazione madre-bambino. Le principali criticità riguardano la carenza di risorse umane e la necessità di una formazione specifica del personale sanitario.
Conclusioni: Promuovere il contatto pelle a pelle precoce nei neonati Late Preterm dovrebbe diventare una priorità assistenziale, in linea con le raccomandazioni OMS e le pratiche di family centered care. L’introduzione di una scheda di rilevazione e la formazione ostetrico-infermieristica dedicata potrebbero favorirne l’applicazione uniforme e sicura.

Francesca Filippifrancescafilippi72@gmail.com; Università di Padova

INTRAPARTUM ULTRASOUND FOR ASSESSMENT OF FETAL PROGRESSION. A Randomized, Controlled, Crossover Clinical Trial to evaluate the variation of AoP or HDP, according to Maternal Position and Pelvis (MaPP Study)

BACKGROUND: The use of ultrasound has been suggested to support the management of labor. According to several studies, ultrasound examination is more accurate and reproducible than clinical examination in diagnosing fetal head position, fetal station, and in the prediction of labour arrest. Several sonographic parameters have been proposed to evaluate the head station. Furthermore, all ultrasound parameters studied so far, have always been measured with the woman in a supine position, while the biomechanics of childbirth with its mechanisms, together with maternal movement, promote fetal rotation and the adaptation of its diameters with those of the maternal pelvis, allowing to gain more room for the fetal descent. Moreover, in most of the studies on intrapartum ultrasound, the mobility of the pelvis has not been mentioned.
The study aims to measure the variation of AoP (“angle of progression”), in case of occipital anterior position, or HPD (“head perineum distance”), in case of occipital posterior head position, in the supine and kneeling-squat position in the same woman, to identify a significant difference in the two positions.
METHODS: Women will be enrolled in the third trimester of pregnancy at the Complex Operative Unit of Gynecology and Obstetrics in Padua, Italy. The study will be conducted as a randomized, controlled, crossover clinical trial. The study duration is expected to be 36 months. In the antepartum phase, participants will firstly sign an informed consent, secondly anamnestic data will be collected and Dynamic External Pelvimetry test will be performed with a caliber. During the pushing stage in labor, intrapartum ultrasound will be performed to measure the variation of AoP (Angle of Progression) or HPD (Head Perineum Distance) in the supine position and kneeling-squat position in the same woman, or vice-versa, according to the REDCap randomization, to identify a significant difference in the two positions.
CONCLUSIONS: In encouraging results, the study will identify a significant variation of ultrasound parameters in the two maternal positions. This could lead to potential new cut-offs predictive of pelvic capacity for vaginal birth. In the clinical practice, the study could be a support for obstetricians and midwives in the management of labour, in order to protect the physiology of birth, by reducing caesarean section’s rate.

Camilla Cameracamilla.camera@gmail.com; Università di Genova

Negli ultimi anni, la figura dell’ostetrica ha acquisito maggiore autonomia, estendendo il proprio ruolo lungo tutto l’arco della vita riproduttiva femminile, promuovendo un’assistenza woman-centered. Tuttavia, l’adozione di questo modello è spesso ostacolata da fattori culturali, organizzativi e formativi. L’obiettivo dello studio è di esplorare e confrontare i processi assistenziali messi in atto nel parto fisiologico, dalle ostetriche nei due paesi, valorizzando la loro prospettiva. Questo studio qualitativo, basato sull’approccio della Grounded Theory, analizza e confronta il ruolo delle ostetriche in Italia e Paesi Bassi, attraverso interviste strutturate a professioniste di contesti ospedalieri e territoriali.
L’indagine esplora il percorso formativo, l’autonomia professionale, il supporto ricevuto e la percezione dell’identità ostetrica nei due contesti.
I risultati evidenziano differenze rilevanti: le ostetriche olandesi godono di maggiore autonomia decisionale e preparazione alla leadership, mentre le italiane riferiscono un’educazione insufficiente e minori spazi di autonomia, soprattutto in ambito ospedaliero. Centrale in entrambi i Paesi è la relazione con la donna, basata su fiducia, empatia e competenze comunicative. Lo studio sottolinea l’importanza di investire nella formazione pratica, nel riconoscimento del ruolo ostetrico e nella promozione di modelli assistenziali che valorizzino la professione. Rafforzare questi aspetti è essenziale per garantire qualità assistenziale e lavorativa.

Martina Cavallaromartina.cav28@gmail.com; Università degli studi di Verona

Lotus Birth ed esiti di salute materna e neonatale: una revisione della letteratura

La Lotus Birth è una pratica perinatale caratterizzata dalla mancata recisione del cordone ombelicale dopo il parto, mantenendo il legame tra neonato e placenta fino al distacco spontaneo, generalmente tra il terzo e il decimo giorno, a seguito del processo di essiccazione. Diffusa in alcune culture antiche, negli ultimi anni ha suscitato crescente interesse anche nelle società occidentali. I sostenitori attribuiscono alla placenta un significato spirituale, considerandola parte integrante del neonato e interpretando il taglio del cordone come un atto traumatico. Attualmente non esistono linee guida che raccomandino la pratica e la letteratura è limitata, generando incertezza tra gli operatori sanitari e preoccupazioni per la sicurezza neonatale e i possibili risvolti medico-legali. L’obiettivo dell’elaborato è sintetizzare le evidenze disponibili per valutare se la Lotus Birth migliori gli esiti di salute materna e neonatale rispetto alla gestione standard del cordone.
È stata condotta una revisione della letteratura secondo il modello PICO, senza limiti temporali o linguistici. Le ricerche sono state effettuate nei principali database scientifici. Il processo di selezione ha portato all’inclusione di 22 articoli.
Si evidenziano due popolazioni: madri con livello socioculturale medio-alto e neonati a termine, da parto vaginale e in buone condizioni. Gli studi mostrano eterogeneità nella definizione e gestione. Le madri riportano esperienze positive, considerando un elemento utile a favorire il bonding e un puerperio più sereno, ma emergono anche difficoltà pratiche. Non si evidenziano benefici clinici rispetto al clampaggio tardivo. Il principale rischio è infettivo; sono riportati casi di sepsi, endocardite, onfalite ed epatite. Altre complicanze includono iperbilirubinemia e rischio teorico di emorragia. È inoltre segnalata una minore adesione alle profilassi neonatali. In conclusione, la Lotus Birth non è associata a un miglioramento degli esiti clinici materni e neonatali. Pur correlata a maggiore soddisfazione materna, i potenziali rischi non sono trascurabili. Le evidenze sono limitate ed eterogenee e non consentono relazioni causali certe. La pratica va considerata una scelta personale, non supportata da solide evidenze. È fondamentale il ruolo degli operatori sanitari nel fornire informazioni basate su evidenze e garantire sicurezza. Sono necessarie ulteriori ricerche e protocolli per la gestione della pratica e il monitoraggio neonatale.

Veronica Musolinoveronica.musolino03@gmail.com; Università degli studi di Milano Bicocca

LA PEANUT BALL COME STRUMENTO PER FAVORIRE LA PROGRESSIONE DEL TRAVAGLIO: PROGETTAZIONE DI UN SUPPORTO INFORMATIVO ILLUSTRATO

Introduzione: La peanut ball è uno strumento di assistenza ostetrica utilizzato per favorire la mobilità materna e la progressione del travaglio, migliorando il comfort e la soddisfazione della donna. Le più recenti evidenze scientifiche ne hanno documentato l’efficacia nel ridurre la durata della prima fase del travaglio e il tasso di taglio cesareo, in particolare nelle donne sottoposte ad analgesia epidurale. Nonostante ciò, nella pratica clinica il suo utilizzo risulta ancora molto limitato e non standardizzato.

Metodi: È stata condotta una revisione della letteratura scientifica pubblicata nel periodo 2020–2025, attraverso i database PubMed, CINAHL e TRIP Database. Sono stati inclusi studi in lingua inglese riguardanti l’impiego della peanut ball durante il travaglio e il parto. Il processo di selezione, condotto secondo il modello PRISMA, ha portato all’inclusione di undici articoli ritenuti pertinenti. Le evidenze raccolte sono state sintetizzate al fine di individuare le posture più efficaci da adottare nelle diverse fasi del travaglio e successivamente utilizzate per la progettazione di un opuscolo informativo illustrato rivolto ai professionisti sanitari.

Risultati: Dalla revisione è emerso che l’utilizzo della peanut ball è associato a una riduzione significativa della durata della prima fase del travaglio (circa −53 minuti), a un minor rischio di taglio cesareo (RR=0,74) e a un aumento della soddisfazione materna. L’analisi della letteratura ha inoltre permesso di identificare posture specifiche in grado di favorire l’ampliamento dei diversi piani pelvici e la progressione fetale, sia nelle donne con analgesia epidurale sia in quelle senza. Tali evidenze sono state tradotte in un opuscolo pratico, corredato da immagini esplicative, per supportare l’applicazione clinica dello strumento.

Discussione e conclusioni: Il lavoro ha portato alla realizzazione di un supporto informativo evidence-based destinato ai professionisti dell’assistenza ostetrica, con l’obiettivo di promuovere un utilizzo consapevole, sicuro e sistematico della peanut ball. Questo strumento può contribuire a migliorare la qualità dell’assistenza al travaglio, uniformare le pratiche cliniche e valorizzare la mobilità materna come elemento centrale del parto fisiologico. La futura validazione dell’opuscolo nella pratica clinica rappresenterà un passaggio essenziale per valutarne l’efficacia e favorirne la diffusione in tutti i contesti assistenziali.